L'Orto Magno è un impianto terrazzato di notevoli dimensioni e fattura, destinato ad uso
agricolo e collocabile tra le forme del paesaggio agrario caratteristiche del giardino mediterraneo.
Quest'ultimo trae le sue origini in Sicilia e nella parte meridionale della penisola italiana, sin dai tempi
della colonizzazione greca (dal VIII secolo a.C). Comporta un tessuto articolato in appezzamenti chiusi, a
colture arboree ed arbustive.
Sono le invasioni arabe (VIII-IX sec. d. C.) a dare impulso decisivo a questi impianti con l'introduzione
di tutta un nuova serie di coltivazioni, in particolar modo agrumi con le notevoli esigenze tecniche che
comportano (opere di sistemazione, irrigazione e difesa del suolo).
Per la Liguria le coltivazioni collegate al paesaggio del giardino mediterraneo trovano notevole impulso
dal tardo Rinascimento fino alla metà del XIX secolo, proseguendo poi, su scala minore, sino ai giorni nostri.
L'Orto Magno sembra rappresentare l'espressione di elementi sociali capaci di investire ingenti capitali
in una scelta produttiva sul genere delle starze: piantagioni arboree ed arbustive chiuse che rappresentano
una realizzazione del giardino mediterraneo su vasta scala e rispecchiano la preminenza economica dei loro
proprietari; nel periodo tra il XVII ed il XVIII sec., spesso si ritrovano annesse al territorio delle ville
signorili, le quali acquisiscono così prerogative produttive, oltre quelle tradizionali di prestigio e svago.
In questo senso il toponimo "Cortese", che designa la zona in cui è situato l'Orto Magno, sembrerebbe
avvalorare tale ipotesi.
E' interessante altresì ricordare un passo de "Il barone rampante" in cui, aldilà della materia letteraria,
Italo Calvino fornisce importanti indicazioni sul paesaggio agrario della Liguria sette-ottocentesca: "...in
quei tempi si cominciavano a vendere bene i limoni, con l'usanza delle limonate zuccherate che si diffondeva
nelle classi ricche; e avevano piantato orti di limoni dappertutto...".
In definitiva, l'uso che si desume per l'Orto Magno è quello della coltivazione di primizie, piante che
richiedono abbondante approvvigionamento idrico e riparo dai venti freddi. Tale ipotesi è avvalorata
anche dalle caratteristiche materiali del manufatto (cinta muraria, sistemazioni del suolo, regimentazione
idrica) e dal suo inserimento geologico-geografico (esposizione ottimale all'irraggiamento solare,
presenza di fonti d'acqua all'interno dell'impianto).
Questo tipo di sistemazione agricola trova riscontro anche in altre località della Lunigiana.
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